Vito e Gustavo Latis

LatisVito Latis nasce a Firenze il 29 luglio 1912, da una famiglia di origini modenesi trasferitasi poco dopo a Milano, città dove Vito e il fratello minore Gustavo avranno modo di compiere il proprio percorso formativo, oltre che di svolgervi larga parte della futura comune esperienza professionale. Nel 1930 Vito Latis consegue il diploma di maturità scientifica, per poi intraprendere gli studi di architettura al Politecnico di Milano, portati a termine nel luglio del 1935, con una tesi di laurea sulla realizzazione di una casa per abitazioni. Nel periodo dell’università sono suoi compagni Franco Longoni e Cesare Cattaneo, con cui inizia a frequentare l’ambiente comasco e si affaccia alla progettazione. Già con un Circolo del tennis sul lago presentato insieme a Cattaneo, ottiene il primo premio alla mostra di architettura organizzata nel 1933 dalla Gioventù Universitaria Fascista (GUF) di Milano. La collaborazione fra i due coetanei si intensifica l’anno seguente, quando sulle pagine di “Casabella” e “Quadrante” firmano, insieme ad altri studenti, una serie di articoli polemici contro l’immobilismo della cultura architettonica ufficiale. Il 1935 è l’anno della laurea e di altri interventi su “Quadrante”.
Il rapporto di cooperazione con Cattaneo si chiude con il progetto di un Ospedale-tipo per lattanti (1935-1936), cui partecipa anche il Longoni, e che sarà vincitore del relativo concorso. Vito Latis, nel 1936, apre il proprio studio professionale e compie la prima importante esperienza di progettazione e direzione lavori, con la villa Pozzani a Bonassola. I divieti imposti ai cittadini italiani di origine ebraica a partire dal 1938, rendono difficile la sua attività professionale, ma egli riesce tuttavia a sopravvivere economicamente grazie a modesti incarichi commissionati da amici e conoscenti, alcuni dei quali diventeranno, nel dopoguerra, importanti committenti dello studio.
Tra i lavori più significativi la villa Jucker in viale Monterosa e l’arredo dell’appartamento Di Nola, pubblicato anonimamente su “Domus” nel 1942. Vito Latis, inoltre, dal 1937 fino al 1952, con interruzione nel periodo bellico, è assistente di ruolo alla facoltà di architettura per la cattedra di Elementi di Disegno Architettonico tenuta da Umberto Sabbioni .
Insieme a Luigi Mattioni, anch’egli assistente al corso, opera il tentativo di rinnovare la disciplina del rilievo, ampliandolo a manufatti moderni, come ad esempio ai sanitari della Ideal Standard. Fondamentale per la sua formazione è anche il periodo trascorso in Svizzera dove, obbligato a riparare a causa delle vicende politiche italiane dell’autunno 1943 oltre a collaborare con l’architetto luganese Rino Tami, partecipa, a Zurigo, al Bureau Technique de la Reconstrution (btr) diretto da Maurizio Mazzocchi e dedicato ai problemi della ricostruzione edilizia nei paesi danneggiati dalla guerra. Il contributo di Vito agli studi sulla ricostruzione si appunta soprattutto su questioni di natura urbanistica, come testimoniano una serie di articoli firmati con il fratello Gustavo. Rientrato a Milano alla fine del conflitto, Vito Latis collabora a riviste d’arte e di tecnica con articoli e pubblicazioni; nel 1945 pubblica il volume I libri nella casa. Parallelamente all’intensa attività professionale legata alla ricostruzione, Vito aderisce ad eventi espositivi, associazioni professionali e movimenti culturali: dal 1936 al 1954 partecipa, con allestimenti vari, alle Triennali d’Arte Decorativa e di Architettura; nel 1952 espone nell’ambito della mostra collettiva “Italian Contemporary Architecture”, tenutasi a Londra presso il Royal Institute of British Architects (RIBA); nel 1954 organizza la mostra del Mobile Italiano in Svezia, dove conosce la futura moglie, l’architetto Margareta Tingdal.
Nel 1947 – 1948 è membro della Commissione di Studio per il Piano Regolatore della città di Milano, nel 1948 – 1950 del Consiglio Sindacale Architetti dell’Associazione Nazionale Italiana Architetti Ingegneri (Aniai), negli anni 1946 – 1948 e 1965 – 1969 del Consiglio Provinciale dell’Ordine Architetti; è infine membro effettivo dell’Istituto Nazionale di Urbanistica (INU). Ma la partecipazione forse più importante e sicuramente più continuativa è quella al Movimento di Studi per l’Architettura (MSA), che lo vede tra i fondatori nel 1945, tra i partecipanti all’ultimo congresso nel 1960, e alla presidenza del biennio 1952 – 1953.
Alla costante attività di Architetto Vito Latis affianca l’interesse per il teatro, come quello ‘impegnato’ delle Marionette che fondò prima della guerra con i fratelli e amici, e per la pittura. Solo due volte ha accettato di esporre in pubblico i propri quadri, alle mostre personali tenutesi presso il centro San Fedele di Milano e presso la galleria Santo Stefano di Venezia. Dipingere è sempre stata per lui una passione prevalentemente privata, coltivata in modo schivo e domestico. Le sue tele, paesaggi reali o immaginari ma solo evocati con macchie di colore stese a pennellate larghe, pastose e veloci seppur molto controllate, sono frutto di intime meditazioni scaturite dall’atmosfera raccolta della sua casa di Albavilla, dove l’architetto, il 3 gennaio 1996 di spegne all’età di ottantatré anni.

Gustavo Latis nasce a Milano il 15 giugno 1920. Le leggi razziali non gli consentono di frequentare l’ultimo anno delle scuole superiori, che è obbligato ad affrontare da privatista. Terminato il liceo classico svolge attività grafica, scenografica e di arti applicate dal 1939 al 1943 lavorando in clandestinità alla Scala come apprendista scenografo e fotografo, e nel 1944 – 1945 si rifugia in Svizzera.
Qui condivide il proprio esilio con l’amico e già compagno di scuola Ludovico Magistretti, fuggito dall’Italia in quanto dissidente politico. Non essendo ancora laureato, Gustavo Latis non può, come altri architetti profughi, entrare ufficialmente a far parte del Btr e, a Lugano, per vivere si mantiene inizialmente come bracciante agricolo e poi come correttore di bozze presso una testata giornalistica locale. Riesce comunque ad avere un ruolo attivo all’interno dell’associazione grazie alla possibilità di collaborare con il fratello. Nel luglio 1945 pubblica un proprio articolo, incentrato sulla critica alla concezione classista che ispira la costruzione di molte case e quartieri popolari moderni.
Dopo la guerra inizia gli studi al Politecnico di Milano nell’ottobre del 1945, portandoli a termine in poco meno di tre anni, laureandosi in architettura nel luglio 1948 , con una tesi sulla ristrutturazione e la valorizzazione del Seminario Maggiore, di cui è relatore Piero Portaluppi. Già durante gli anni dell’università ha l’opportunità di collaborare presso lo studio del fratello, interessandosi e talvolta partecipando ai suoi primi importanti lavori; un’esperienza che egli giudica ancora oggi fondativa, quasi più delle nozioni apprese dall’insegnamento universitario. Brevità dell’iter scolastico e precoce immersione nella pratica professionale spingono Gustavo a prediligere gli aspetti concreti del fare architettura. Ciò non significa però disinteresse per le questioni teoriche e in questo senso l’esperienza formativa di Gustavo Latis si concretizza, più che all’interno dell’università, attraverso l’adesione, dal 1946, all’Associazione Libera Studenti Architetti (Alsa), un raggruppamento fondato nello stesso anno, che riunisce studenti laureandi e neolaureati tra i quali angelo Mangiarotti, Alberto Rosselli, Paolo Tilche, Vittorio Borachia e Carlo santi.
L’Alsa offre occasioni di collaborazione con personaggi esterni quali Bruno Zevi, Gillo Dorfles, Giulia Veronesi e resta una tappa fondamentale della maturazione di Gustavo, che fu anche condirettore del comitato che ne curava le pubblicazioni: la nota collana edita da Tamburini, denominata “Studi Monografici d’Architettura” dedicava saggi brevi all’estetica dell’architettura. Nello stesso anno della laurea gustavo Latis si iscrive all’albo degli architetti della Lombardia e dal 1949 inizia a svolgere l’attività professionale, singolarmente e in collaborazione, dedicandosi all’edilizia popolare e privata, a quella industriale, all’urbanistica, all’arredamento e ai lavori di consulenza di estetica industriale presso enti privati. La sua prima esperienza di direzione lavori risale al 1950, con il condominio milanese di via Boccaccio 24.
Come il fratello sceglie di affiancare all’attività professionale l’impegno culturale, che lo vedrà membro di importanti organizzazioni quali l’INU e l’Associazione Disegno Industriale (Adi).La feconda esperienza dell’Alsa si chiude per confluire nella più vasta esperienza dell’MSA in cui entra a partire dal 1951. Quale membro dell’apposita commissione di studio interna all’associazione, il suo impegno si concretizza dal 1955 soprattutto sul lavoro di riflessione attorno al nuovo regolamento edilizio del Comune di Milano, fino alle dimissioni rassegnate nel 1958. Dal 1956 Gustavo e Vito Latis si associano nello “Studio Latis Architetti” con un’intensa e copiosa produzione che spazia, secondo la prassi del professionismo colto di allora, dall’edilizia civile – privata o collettiva – a quella industriale e terziaria, all’urbanistica, all’arredamento e al design, chiudendosi, di fatto, soltanto negli anni immediatamente precedenti la scomparsa di Vito. Nell’arco di oltre quattro decenni le loro opere trovano ripetutamente spazio sulle più note testate italiane di architettura e su varie riviste specialistiche di edilizia ed arredamento.

Maria Vittoria Capitanucci (Vito e Gustavo Latis – Frammenti di città, Skira)